Come lavoriamo

Le nostre tecniche, i nostri materiali, la nostra ispirazione

Progettazioni

Il cartone è un disegno preparatorio, generalmente eseguito su cartoncino, realizzato riportando le dimensioni precise e i toni di colore dell’opera musiva che si intende eseguire.
Viene trasferito sulla superficie da mosaicare con la tecnica dello spolvero (si effettua praticando una serie di fori lungo i contorni del disegno stesso, sui quali viene successivamente passato un tampone con pigmenti colorati) o mediante incisione (ricalcandone i contorni con una punta metallica) o con la stampa (utilizzando una carta lucida precedentemente preparata).
Nell’esecuzione di copie di mosaici antichi, il cartone riproduce fedelmente la forma e il colore di ogni tessera dell’originale e serve quindi come modello per l’allettamento delle tessere stesse.
Il cartone può essere eseguito direttamente dal mosaicista o essere fornito da un artista che voglia tradurre in mosaico una sua opera originale.
La velina o carta lucida è una carta oleata trasparente, più o meno sottile, impiegata per realizzare rilievi grafici e reticoli.

Mosaici pavimentali

L’esecuzione dei mosaici pavimentali nell’antichità è ben documentata dalle precise descrizioni che ci hanno lasciato Vitruvio e, in epoca successiva, Plinio il Vecchio, i quali parlano di alcuni strati preparatori che eseguiva il mosaicista prima dell’opera a mosaico.
Innanzitutto occorreva assicurarsi che il terreno fosse compresso e piano, atto a ricevere gli strati preparatori: quindi si passava a stendere il primo, che consisteva in un resistente composto di ciottoli, posto direttamente sul terreno, chiamato statuminatio; sopra questo veniva posto il rudus, una miscela di calce e ghiaia alto poco meno di mezzo metro. Quindi il nucleus, uno strato alto 12 cm, in calce e cocciopesto.
A questo punto il mosaicista tracciava uno schizzo (sinopia), utile per avere un’idea complessiva della figurazione che doveva eseguire a mosaico; terminava la preparazione il suvranucleus, uno strato di calce e pozzolana che veniva steso “a giornate”, cioè a piccole porzioni, per consentire così l’allettamento delle tessere “a fresco”.
Questa elaborata tecnica sopravvive fino al XIX secolo, dopodiché i primi tre strati descritti sono sostituiti da un unico preparato, il vespaio. Sopra questo vengono applicate alcune lastre in cemento armato ed infine il legante, sul quale sono poste le tessere.

Mosaici parietali

Se l’esecuzione dei mosaici pavimentali è ben documentata, non sappiamo invece quasi nulla circa la preparazione dei mosaici parietali, che possono essere studiati, quindi, solamente sul campo e non attraverso le fonti storiche.

Il triplice strato preparatorio per queste opere comincia con l’arriccio, steso direttamente sulla parete di mattoni, costituito da una miscela di calce spenta, sabbia e fuscelli di paglia, spessa pochi centimetri; negli interstizi tra un mattone e l’altro venivano posti chiodi a testa larga o grappe, per dare stabilità allo strato. Lo scopo di questo primo strato era quello di uniformare la parete. Sull’arriccio venivano praticate alcune striature verticali con una cazzuola, in modo da fornire un appoggio allo strato preparatorio intermedio, un preparato molto fine di intonaco.

A questo punto si tracciava uno schizzo, per disegnare a grandi linee la figura da mosaicare.

L’ultimo strato, sottile 1,5 – 2 cm, era una fine miscela di calce e polvere di mattone o marmo, che veniva stesa a “giornate”, cioè a piccole porzioni, in modo da applicare le tessere sull’intonaco fresco.

Su questo intonaco si compiva un preciso disegno preparatorio, eseguito “a fresco”, sul quale poi il mosaicista poneva le tessere.

Questa tecnica rimane invariata fino agli anni trenta del Novecento, quando Sironi utilizza per primo lastre di eternit su cui si pongono direttamente le tessere, in modo da poter eseguire il mosaico in laboratorio e spostarlo nel luogo di destinazione una volta terminato, riducendo così notevolmente i tempi di produzione ed i costi.

Marmi e pietre

I marmi, per la loro minore durezza (sono più lavorabili) e maggiore varietà cromatica, sono molto impiegati anche nei mosaici parietali.
I materiali lapidei possono essere reperiti ricercandoli personalmente, come per alcune rocce o ciottoli, o rivolgendosi a ditte specializzate che, soprattutto nel caso del marmo, possono fornire lastre di pezzature differenti o materiale pretagliato in parti più piccole.

Solida e resistente di altissima qualità con elevate caratteristiche di durata e unicità. Ogni pietra è un’opera d’arte, rigorosamente diversa l’una dall’altra che ben si adatta ad ambienti interni ed esterni sia rustici che moderni.

Ceramiche

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Posa artistica

Le nuove esigenze del mercato ed i bisogni della società contemporanea, richiedono tempi brevi di esecuzione e bassi costi di produzione. Il mosaico, per sua natura arte paziente, ha dovuto adattarsi a queste esigenze. Già Venezia si rese conto di ciò ed elaborò nel secolo scorso nuovi sistemi produttivi, sia per i materiali, sia per le tecniche esecutive (metodo del ribaltamento). Il Friuli, di lunga tradizione musiva, ha istituito una scuola a Spilimergo dove si tiene conto delle richieste del mercato. Pur conservando un carattere artigianale, la scuola impiega anche tecniche molto vicine a quelle industriali. È in uso il metodo indiretto, che permette di lavorare in laboratorio, molto più rapidamente rispetto al tradizionale sistema diretto eseguito in loco. Un altro metodo consiste nel creare il mosaico incollando le tessere su una rete in fibra di vetro, così da rendere estremamente maneggevole il trasporto e la collocazione del mosaico stesso. Oggi, accanto allo sviluppo di questi nuovi metodi, si sta realizzando il recupero del mosaico come espressione artistica autonoma. Gaudì, ad esempio, ha inserito il mosaico in molte delle sue opere architettoniche e la pittura di Klimt è sicuramente stata influenzata dai mosaici bizantini di Ravenna.